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    February 28

    Stammi sempre...

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    A tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono veramente...BENE.

    February 27

    Il giorno in cui....

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      Il giorno in cui fiorì il loto,
    ahimè, la mia mente era persa
    e io non me ne accorsi.
    Il mio cestino rimase vuoto
    e il fiore inosservato.

    Ogni tanto però
    una tristezza mi prendeva
    mi svegliavo dal mio sogno
    e sentivo nel vento del sud
    la presenza dolce di una strana fragranza.

    Quella vaga dolcezza
    come desiderio tormentava il mio cuiore
    sembrava l'alito ardente dell'estate
    in cerca di soddisfazione.

    Non sapevo allora
    che era così vicina
    che era già mia
    che questa dolcezza perfetta
    era fiorita
    nel profondo del mio cuore.

    Rabindranath Tagore

    February 25

    Frozen....

     
     
    You only see what your eyes want to see
    How can life be what you want it to be
    You're frozen
    When your heart's not open

    You're so consumed with how much you get
    You waste your time with hate and regret
    You're broken
    When your heart's not open

    Chorus:

    Mmmmmm, if I could melt your heart
    Mmmmmm, we'd never be apart
    Mmmmmm, give yourself to me
    Mmmmmm, you hold the key

    Now there's no point in placing the blame
    And you should know I suffer the same
    If I lose you
    My heart will be broken

    Love is a bird, she needs to fly
    Let all the hurt inside of you die
    You're frozen
    When your heart's not open

    (chorus)
    (verse)
    (chorus, repeat)

    If I could melt your heart
    ( A me stessa)
    February 23

    Another Day in Paradise

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    She calls out to the man on the street
    "Sir, can you help me?
    It's cold and I've nowhere to sleep,
    Is there somewhere you can tell me?"

    He walks on, doesn't look back
    He pretends he can't hear her
    Starts to whistle as he crosses the street
    Seems embarrassed to be there

    Oh think twice, it's another day for
    You and me in paradise
    Oh think twice, it's just another day for you,
    You and me in paradise

    She calls out to the man on the street
    He can see she's been crying
    She's got blisters on the soles of her feet
    Can't walk but she's trying

    Oh think twice...

    Oh lord, is there nothing more anybody can do
    Oh lord, there must be something you can say

    You can tell from the lines on her face
    You can see that she's been there
    Probably been moved on from every place
    'Cos she didn't fit in there

    Oh think twice...
    February 20

    Credevo...

     

    Credevo che il mio viaggio
    fosse giunto alla fine
    mancandomi oramai le forze.

    Credevo che la strada
    davanti a me
    fosse chiusa
    e le provviste esaurite.

    Credevo che fosse giunto
    il tempo
    di trovare riposo
    in una oscurità pregna
    di silenzio.

    Scopro invece
    che i tuoi progetti
    per me non sono finiti
    e quando le parole ormai
    vecchie
    muoiono sulle mie labbra
    nuove melodie nascono dal
    cuore;
    e dove ho perduto le tracce
    dei vecchi sentieri
    un nuovo paese mi si apre
    con tutte le sue meraviglie.

    Rabindranath Tagore

    February 16

    Il pesciolino d'oro

    Sul mare-oceano, sull'isola di Bujan, c'era una volta una piccola casetta, un' izba decrepita. In questa izba vivevano un vecchio con la sua vecchietta. Vivevano in grande povertà: il vecchio fabbricava le reti e andava al mare per prendere i pesci. Ne prendeva solo quanto ne bastava per il vitto quotidiano.
    Una volta, chissà come, il vecchio gettò la sua rete, cominciò a tirare e si accorse che era molto pesante, come mai gli era capitato.
    Tira e tira, riuscì a tirar fuori la rete. Guardò: la rete era vuota; c’era in tutto un pesciolino, ma non un semplice pesciolino: era un pesciolino tutto d’oro.
    Il pesciolino pregò il vecchio con voce umana: “Non prendermi, vecchietto! E’ meglio se mi lasci andare nel mare azzurro; io ti sarò riconoscente: farò quello che vorrai”.
    Il vecchio pensò e ripensò, poi disse: « Che bisogno ho di te? Va’ pure a passeggio nel tuo mare!»
    Gettò il pesciolino d’oro nel mare e tornò a casa.
    La vecchia gli chiese: “ Hai preso molti pesci, vecchio?”
    “In tutto ho preso solo un pesciolino d’oro, ma l'ho ributtato in mare. Mi pregò con insistenza. Lasciami andare, mi disse, nell’azzurro mare ed io ti ricompenserò, farò tutto quello che vorrai! Ho avuto compassione del pesce, non ho voluto da lui un riscatto ma l’ho lasciato libero a sua volontà”
    “ Vecchio demonio! Ti era capitata tra le mani una vera fortuna e tu non hai saputo prenderla.”
    La vecchia si incattivì, insultò il vecchio da mattina a sera, non lo lasciò in pace:
    “Dovevi chiedergli almeno un po’ di pane. Qui abbiamo solo delle croste secche: che mangerai?”.
    Il vecchio non si trattenne, andò dal pesciolino d'oro per chiedergli del pane.
    Arrivò alla riva, e gridò con voce forte:
    “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me”.
    Il pesciolino nuotò a riva: “Di che cosa hai bisogno, vecchio?” .
    “La vecchia si è arrabbiata, mi ha mandato a chiedere del pane.”
    “Torna a casa: ci sarà del pane fin che ne vuoi”.
    Il vecchio tornò a casa: “E allora, vecchia, c'e il pane?”
    “Di pane ce n'e finché vuoi. Ma ecco il guaio. Il mastello si è rotto, e non so dove lavare la biancheria. Va' dal pesciolino e chiedigli un nuovo mastello.”
    Il vecchio andò al mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me”
    Il pesciolino arrivò: “Che vuoi vecchio?”
    “La vecchia mi ha mandato per chiedere un nuovo mastello.”
    “Bene, avrai il mastello”.
    Il vecchio tornò a casa, stava ancora sulla porta, che la vecchia di nuovo si gettò contro di lui, lo investì gridando: “Và dal pesce d'oro, chiedigli di costruirci una nuova izba, non si può più vivere nella nostra, appena la guardi va in pezzi!”
    E il vecchio tornò sul mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me!”
    Il pesciolino arrivò nuotando, si mise con la testa verso di lui e la coda in mare. “Che cosa vuoi, vecchio?”
    “Costruisci per noi una nuova izba; la vecchia si lamenta e grida, non mi lascia in pace; non voglio, dice, vivere più in questa izba vecchia, appena la guardi, va in pezzi!”
    “Non rattristarti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.”
    Tornò il vecchio. Nel suo cortile c’è una izba nuova, di legno di quercia, tutta con trafori e ornamenti.
    Gli corre incontro la vecchia, arrabbiata più di prima, impreca e litiga più di prima:
    “Ah tu, vecchio cane, imbecille! Non sei capace di servirti della fortuna. Ti ho chiesto un'izba, e tu, ecco, sarà fatto! No, invece! Va' di nuovo dal pesce d'oro e digli che io non voglio più essere contadina, ma moglie del governatore, in modo che la gente mi obbedisca, e quando le persone mi incontrano mi facciano l’inchino fino alla cintola!”.
    Andò il vecchio al mare e gridò con grossa voce: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.”
    Nuotò a riva il pesciolino, si mise con la coda in mare e la testa verso il vecchio: “Che cosa vuoi, vecchio?”
    Rispose il vecchio: “La vecchia non mi dà pace, è del tutto impazzita. Non vuole essere più contadina, ma moglie del governatore!”
    “Bene, non affliggerti! Torna a casa, prega Dio, tutto sarà fatto!”
    Tornò a casa il vecchio, e invece dell'izba adesso c'è una casa di pietra, una casa di tre piani. Nel cortile i servitori corrono di qua e di là, in cucina i cuochi battono e lavorano, la vecchia in un prezioso abito di broccato sta seduta su un'alta poltrona e dà ordini.
    “Salute, moglie!”, disse il vecchio.
    “Ah tu, rozzo ignorante ! Come osi chiamar me tua moglie, me, la moglie del governatore? Ehi, gente, portate questo contadinaccio nella scuderia e frustatelo quanto più potete.”
    Subito i servitori accorsero, presero il vecchio per la collottola e lo trascinarono nella scuderia. Cominciarono gli scudieri a frustarlo, e lo frustarono a tal punto che egli a mala pena poteva reggersi sulle gambe.
    Dopo di che la vecchia gli diede l' incarico di portinaio, ordinò che gli fosse data una scopa, e che pulisse il cortile. Ordinò anche che gli fosse dato da mangiare a da bere in cucina.
    Mala vita per il vecchietto! Per tutto il giorno deve scopare il cortile, e non appena trovano che c’è qualche punto non pulito bene, subito nella scuderia, e giù frustate!
    “Che strega!” pensa il Vecchio. "Ha avuto una fortuna, e adesso si mette a grufolare come un porco, e non mi considera più neppure suo marito!"
    Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere moglie del governatore e, fece chiamare il vecchio, e gli ordinò:
    “Va', vecchio demonio, dal pesciolino d'oro, e digli che non voglio più essere moglie di governatore, ma zarina!”
    Andò il vecchio al mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me”
    Arrivò il pesciolino d'oro nuotando: “Di che cosa hai bisogno, vecchio?”
    “Ecco, mia moglie è del tutto impazzita, più di prima. Non si contenta più di essere la moglie del governatore, adesso vuole essere zarina.”
    “Non affliggerti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.”
    Il vecchio tornò a casa e invece del palazzo di prima trovò un alto palazzo dal tetto d' oro, con intorno le sentinelle che fanno il presentat'arm. Davanti al palazzo c'è un verde prato. Nel prato ci sono i soldati, in fila. La vecchia è vestita da zarina, viene fuori sul balcone con i generali e i boiari, e fa la rassegna delle truppe, sta attenta al cambio delle sentinelle. Rullano i tamburi, suona la musica, i soldati gridano “Hurrà”.
    Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere zarina e ordinò di chiamare il vecchio, che si presentasse davanti ai suoi occhi luminosi.
    Ci fu una grande confusione, i generali si danno da fare, i boiari corrono, non sanno dove sbattere la testa: “Quale vecchio?”
    A gran fatica riuscirono a trovarlo nel cortile delle immondizie, e lo portarono dalla regina.
    “Ascolta, vecchio demonio!” gli dice la vecchia. “Va' dal pesciolino d'oro a digli: non voglio più essere zarina, ma voglio essere la signora dei mari, in modo che tutti i mari e tutti i pesci mi ubbidiscano.”
    Il vecchio tentò di rifiutarsi, ma che vuoi farci? La zarina ti fa staccar la testa! Con il cuore stretto, andò al mare, e disse:
    “Pesciolino, pesciolino, mettiti con la coda in mare e la testa verso di me”
    Ma il pesciolino d'oro non si vede, proprio non si vede! Il vecchio lo chiama una seconda volta. Di nuovo, niente! Lo chiama una terza volta, e a un tratto il mare si gonfia e muggisce; prima era tutto sereno, pulito, e ora tutto nero.
    I1 pesciolino nuotò a riva: “Che vuoi, vecchio?”
    ”La vecchia è diventata ancora più pazza; non vuole più essere zarina, vuole essere la signora del mare, dominare su tutte le acque, comandare a tutti i pesci.”
    Il pesciolino d'oro non disse nulla al vecchio, si voltò e sprofondò nel mare.
    Il vecchio tornò a casa, guardò e non credette ai suoi occhi: il palazzo era come se non ci fosse mai stato, al suo posto stava la vecchia izba decrepita, e nell'izba stava seduta la vecchia, con il suo vecchio sarafan' stracciato e la testa tra le mani.
    Ritornarono a vivere come prima, il vecchio ritornò alla sua pesca in mare; solo che, per quante volte gettasse le reti in acqua, non riuscì più a prendere il pesciolino d'oro.

    February 14

    Mostri..

     
    C'E' CHI HA IL TATTO E LA SENSIBILITA' DI UN ELEFANTE.....
    E VA DECANTANDO LE SUE BUONE QUALITA'..MA QUALI QUALITA', MI SA CHE NON SA COSA SIANO ...
    QUESTE PERSONE NON SONO ALTRO CHE MOSTRI...CHE SI SPACCIANO PER OTTIME PERSONE.
    CHE SCHIFO CHE ESISTA GENTE DI QUESTO TIPO...
    February 10

    FOIBA (oggi giornata del ricordo)

    La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale 'Giorno del ricordo' al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della piu' complessa vicenda del confine orientale'. Con queste parole, tratte dal testo legislativo che nel marzo del 2004 stabiliva l'ufficialita' della ricorrenza oggi festeggiata per il quarto anno consecutivo, lo Stato italiano stabiliva a distanza di decenni dalla fine della Seconda guerra mondiale di tributare un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. E di portare cosi' alla luce del sole vicende dolorose ma fino ad allora rimaste spesso ignote a quanti non vissero i giorni drammatici della fine del conflitto. ll termine 'foiba' deriva dal latino 'fovea', che significa 'fossa'; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall'erosione di corsi d'acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondita'. Ha assunto il terribile significato che ha oggi soltanto dopo la seconda guerra mondiale, quando migliaia di abitanti della zona di Trieste, della Dalmazia e dell’Istria vennero "infoibati", ovvero gettati vivi in queste cavità naturali a forma di imbuto rovesciato. Non tutte le foibe, però, erano cavità naturali. La più tristemente famosa, infatti, la foiba di BASOVIZZA, era nata come un pozzo scavato nei primi anni del ‘900 alla ricerca di carbone e profondo 256 metriSi calcola che in Istria ve ne siano piu' di 1.700. Cio' che rende tristemente famose queste cavita' geologiche e' tuttavia legato all'uso che i partigiani iugoslavi ne fecero dal 1943 al '45 come sito per l'occultamento di cadaveri. Questo particolare e agghiacciante utilizzo delle foibe avvenne in due periodi. Il primo e' successivo all'8 settembre 1943, cioe' all'armistizio tra Italia e Alleati. In quel periodo nei territori dell'Istria, abbandonati dai soldati italiani, i partigiani delle formazioni slave, ma anche gente comune, per lo piu' delle campagne, fucilarono o gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani, bollati come 'nemici del popolo'.Il secondo e piu' intenso periodo di 'infoibamento' accadde tra il primo maggio e il 12 giugno 1945 (quando gli anglo-americani rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito) tra Trieste e Gorizia, con l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate vive nelle foibe. La 'foiba' piu' conosciuta e' quella di Basovizza, sebbene si tratti di un pozzo artificiale e non di una cavita' naturale. Riguardo a questo secondo momento le cronache parlano di un imponente tentativo di epurazione e di 'caccia all'italiano'. Il numero globale degli 'infoibati' e' ancora incerto.

    Le torture subite dagli infoibati

    I corpi rinvenuti dalle foibe, seppur in avanzato stato di decomposizione rivelano le torture e gli abusi subiti prima della loro morte. Qual è dunque stato il loro calvario? Testimonianza di uomini sopravvissuti miracolosamente a questa tragica esperienza e i referti dei medici che hanno esaminato le salme ci permettono di ricostruire a grandi linee l'atteggiamento generale dei partigiani nei confronti delle vittime, che erano indistintamente sia uomini che donne, talvolta incinte. Venivano prelevati dalle loro stesse case, condotti in locali occupati dai titini e lì torturati a lungo con i polsi legati dal filo di ferro, stretto a tal punto che ogni movimento provocava loro profondi tagli. I prigionieri erano tenuti a digiuno e malmenati brutalmente finché le loro guardie non si erano divertite abbastanza. Non erano poi rari i casi di stupro. Legati a coppie con altro filo di ferro percorrevano un tratto a piedi, solitamente scalzi,fino all'orlo delle foibe. Qui, nuovamente picchiati e coi polsi ormai martoriati, venivano svestiti; tutti i loro averi venivano presi e spartiti tra i partigiani, che a volte si impadronivano addirittura dei loro denti d'oro, staccati con violenti colpi di fucile al viso. A questo punto i prigionieri denudati e provati dalle sofferenze inflittegli, venivano gettati nelle foibe: gli veniva appeso un grosso masso al collo che li trascinava verso il fondo oppure si sparava ad un componente della coppia, che  cadendo trascinava con se l'altro, destinato così ad una morte di stenti ancora più dolorosa. 

    Visita i siti:

    http://www.lefoibe.it/approfondimenti/basovizza.htm

    http://www.israt.it/Israt/sportello/percorsi/morte_ipsia/morte-finale/nuova_pa4.htm

     

    February 08

    Test....

     

     
    1) Quale è tra questi il tuo colore preferito: rosso, nero, blu, verde o giallo?
    2) Quale è la iniziale del tuo nome?
    3) In che mese sei nato/a?
    4) Quale colore preferisci: il nero o il bianco?
    5) Scrivi il nome di una persona del tuo stesso sesso
    6) Preferisci la California o la Florida?
    7) Preferisci il mare o il lago?
    8) Esprimi un desiderio (che sia realizzabile!)

    RISPOSTE :

    1.Se hai scelto:

    ROSSO - Sei una persona molto all'erta e la tua vita è piena di amore.
    NERO -   Sei una persona conservatrice e molto aggressiva.
    VERDE - Sei una persona particolarmente spontanea e ti fanno impazzire baci e carezze nelle tue storie.
    BLU -     Sei una persona molto rilassata, pero ti piace divertirti pazzamente.
    GIALLO - Sei una persona molto allegra e sempre hai un consiglio per chiunque sia triste.

    2. Se la tua iniziale è:

    A-K: C'è molto amore ed amicizia nella tua vita e la cosa più sicura e che tu abbia in mente un progetto in questo ambito.
    L-R: Generalmente ti diverti un sacco e la tua vita sentimentale fiorisce spesso.
    S-Z: Ti piace partecipare a festeggiamenti continui e avrai moltissimo successo nei prossimi progetti ed amori.


    3. Se sei nato/a in:

    Gennaio-Marzo: Quest'anno sarà molto bello e scoprirai che una persona che non avresti mai pensato e’ innamorata di te.
    Aprile-Giugno: Avrai una storia d'amore che durerà poco però ricorderai tali momenti molto a lungo.
    Luglio-Settembre: Ti innamorerai inaspettatamente di una persona che ti è molto vicina.
    Ottobre-Dicembre: Non sarai molto fortunata nei tuoi amori, però non ti scoraggiare perché presto scoprirai la tua dolce meta’.

    4. Se hai scelto:

    NERO: La tua vita cambierà, e sebbene in questo momento ti appaia terribile sarà poi la cosa migliore che ti possa capitare.
    BIANCO: Avrai un amico che ti confiderà tutto e si preoccuperà per te.

    5. Questa è una delle tue migliori amiche o un tuo migliore amico


    6. Se hai scelto:

    CALIFORNIA: Ti piace l'avventura e ti stimolano le sfide.
    FLORIDA: Sei una persona che preferisce rilassarsi e distrarsi con tranquillità
    .

    7. Se hai scelto:

    LAGO: Sei una persona che si compiace delle sue amicizie e storie d'amore e che e molto conservatrice.
    MARE: Sei una persona molto spontanea.

    8. Questo desiderio si realizzerà solo se lo copierai sul tuo blog in 20 minuti
    February 07

    Gnothi sauton

     

     
    Socrate (469 a.C.-399 a.C.)
    Socrate nacque ad Atene nel 469 a.C. da Sofronisco, scultore, e da Fenarete, levatrice. Si avvicinò giovanissimo alla filosofia e conobbe Anassagora ed i Sofisti
    Socrate non scrisse nulla e tutto ciò che sappiamo di lui lo dobbiamo in massima parte a Platone (che fa di lui il personaggio principale di quasi tutti i suoi Dialoghi) e a Senofonte (cfr. I Memorabili). Socrate non scrisse nulla. Il che non fu affatto casuale. Perché la filosofia come lui la intendeva non si poteva limitare a qualcosa di scritto, visto che nessuno scritto - secondo Socrate - può stimolare alla ricerca ma può solo comunicare una dottrina. In altri termini, la filosofia era vista da Socrate come un dialogo continuo, un esame incessante di sé e degli altri e non un insieme di teorie preconfezionate. E lo scopo della filosofia è quello di aiutare l'uomo a venire in chiaro a se stesso, portarlo al riconoscimento dei suoi limiti e renderlo giusto, cioè solidale con gli altri. Perciò Socrate prese come suo motto ciò che era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, e cioè gnothi sauton, "conosci te stesso". E "conosci te stesso" vuole appunto dire: riconosci in primo luogo quello che sei, e cioè un uomo, per cui un abisso ti separa dal divino! Per conoscere noi stessi, la prima condizione è quella di riconoscere le proprie possibilità ed i propri limiti, cioè liberarci dalla vana presunzione di sapere tutto (come sostenevano ad es. i Sofisti). Per arrivare a ciò, Socrate si serviva di un particolare metodo che ha i suoi punti salienti nella ironia e nella maieutica. L'ironia (dissimulazione, finzione) è quell'insieme di domande, interrogativi, provocazioni paradossali di cui Socrate si serviva per distruggere la presunzione di sapere del discepolo, per far quindi sorgere il dubbio sulle proprie conoscenze riconoscendone la fragilità, e per impegnare successivamente il discepolo nella ricerca della verità libero ormai da pregiudizi e illusioni. Dopo aver distrutto il sapere fittizio del discepolo, Socrate non vuole però che egli si appropri delle teorie eventuali del maestro. Socrate non vuole dare al discepolo una sua dottrina, bensì lo vuole stimolare nella ricerca della sua, personale verità. Questo modo di procedere è la maieutica, l'arte della levatrice, che la madre di Socrate, Fenarete, esercitava. come la levatrice aiuta le donne a partorire i figli, così Socrate vuole aiutare il discepolo a partorire da solo la verità. La ricerca della verità è, al tempo stesso, la ricerca del vero sapere e del modo migliore di vivere. Infatti l'uomo non può che tendere a scoprire quello che è e quello che deve fare per vivere nel modo migliore. Ma questo vuol dire che colui che conoscesse il bene, dovrebbe agire di conseguenza e vivere secondo virtù. Si tratta soltanto di sapere che cosa è veramente il bene. Il bene per l'uomo è ciò che fa sì che egli diventi quello che la sua natura più profonda esige. Se io rifletto, potrò giungere a scoprirlo, per cui è proprio il sapere, la conoscenza, che permette all'uomo di conoscere se stesso e quindi di conoscere qual è il modo più adatto per vivere felice. Colui che sa - secondo Socrate - sa far bene i propri calcoli e sceglie in ogni caso la cosa migliore per lui, indicata dai greci col termine di areté. La vera felicità pretesa da Socrate è quella duratura, la quale non può essere la felicità del corpo, che è caduco, ma soltanto quella dell'anima, che è immortale. Il motto delfico vorrà allora dire, per Socrate, "conosci la tua anima", "conosci la tua psyché", giacché l'uomo, nella sua essenza più profonda, non è altro che la sua anima. Ciascuno deve invece "conoscere se stesso" e sviluppare ciò che è "proprio" della sua natura, senza preoccuparsi delle cose altrui, finché non sia in chiaro con se stesso. In breve, l'uomo veramente libero è colui che usa il proprio corpo e le cose senza esserne schiavo, è dunque colui che sa dominare se stesso, dirigere i propri impulsi e istinti senza negarli ma usandoli senza eccedere. Colui che al contrario diventa schiavo dei suoi istinti, lo fa perché, secondo Socrate, non ha riflettuto abbastanza, non ha conosciuto qual è la verità e la felicità. "Pecca" insomma per ignoranza, giacché crede che quelle cose siano per lui le più adatte. Un errore di giudizio è quindi alla base di ogni colpa e di ogni vizio. Al contrario, se uno sapesse veramente qual è la cosa più giusta, si comporterebbe, per Socrate, di conseguenza, e non "peccherebbe" più... perché non ci si può rendere schiavi, direbbe Socrate, di ciò che non ha valore. Egli era convinto che l'uomo deve impegnarsi a fondo nella conoscenza, anche se non potrà raggiungere un sapere perfetto. E' questo il mezzo migliore per raggiungere la felicità, giacché "una vita senza ricerca non è vita umana".
    February 06

    Qualcosa che non c'è

     
     
     
    Tutto questo tempo a chiedermi
    Cos'è che non mi lascia in pace
    Tutti questi anni a chiedermi
    Se vado veramente bene
    Così
    Come sono
    Così

    Così un giorno
    Ho scritto sul quaderno
    Io farò sognare il mondo con la musica
    Non molto tempo
    Dopo quando mi bastava
    Fare un salto per
    Raggiungere la felicità
    E la verità è

    Ho aspettato a lungo
    Qualcosa che non c'è
    Invece di guardare il sole sorgere

    Questo è sempre stato un modo
    Per fermare il tempo
    E la velocità
    I passi svelti della gente
    La disattenzione
    Le parole dette
    Senza umiltà
    Senza cuore così
    Solo per far rumore

    Ho aspettato a lungo
    Qualcosa che non c'è
    Invece di guardare
    Il sole sorgere

    E miracolosamente non
    Ho smesso di sognare
    E miracolosamente
    Non riesco a non sperare
    E se c'è un segreto
    E' fare tutto come
    Se vedessi solo il sole

    Un segreto è fare tutto
    Come se
    Fare tutto
    Come se
    Vedessi solo il sole
    Vedessi solo il sole
    Vedessi solo il sole

    E non
    Qualcosa che non c'è

    February 04

    A se stesso

     
     
     
    Or poserai per sempre,
    Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
    Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
    In noi di cari inganni,
    Non che la speme, il desiderio è spento.
    Posa per sempre. Assai
    Palpitasti. Non val cosa nessuna
    I moti tuoi, nè di sospiri è degna
    La terra. Amaro e noia
    La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
    T'acqueta omai. Dispera
    L'ultima volta. Al gener nostro il fato
    Non donò che il morire. Omai disprezza
    Te, la natura, il brutto
    Poter che, ascoso, a comun danno impera,
    E l'infinita vanità del tutto.

    Giacomo Leopardi
    February 03

    Alla sera

    Forse perché della fatal quiete
    Tu sei l'immago a me sì cara vieni
    0 sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,
    
    E quando dal nevoso aere inquiete
    Tenebre e lunghe all'universo meni
    Sempre scendi invocata, e le secrete
    Vie del mio cor soavemente tieni.
    
    Vagar mi fai cò miei pensier su l'orme
    Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
    Questo reo tempo, e van con lui le torme
    
    Delle cure onde meco egli si strugge;
    E mentre lo guardo la tua pace, dorme
    Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
    Ugo Foscolo