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    October 26

    Nazim Hikmet (Biografia)

     

     

    Nazim Hikmet è uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo; le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Nasce a Salonicco, in Turchia (passata alla Grecia nel 1912), nel 1902; la passione per la poesia la eredita dal nonno e dalla madre; fin dalla tenera età ha occasione di conoscere artisti e poeti, nonché di frequentare circoli letterari.

    Pubblica i suoi primi versi alla giovane età di 17 anni. Frequenta l'università a Mosca, attratto dalla Rivoluzione Russa e dalle sue promesse di giustizia sociale; tornato in patria viene arrestato, colpevole di collaborare con una rivista di sinistra. Costretto a rifugiarsi nuovamente a Mosca ha contatti con le avanguardie e, in particolare, con Majakovkij. Solo un'amnistia generale gli permette di tornare in patria nel 1928.

    Tra il 1929 e il 1936 pubblica nove libri che rivoluzioneranno il modo di scrivere turco: libera la poesia dalle convenzioni letterarie ottomane introducendo i versi liberi e uno stile colloquiale.

    Nel 1938 viene condannato a 28 anni di carcere per la sua opposizione al regime di Kemal Ataturk: le sue poesie, i suoi articoli, i suoi libri sono considerati un incitamento alla rivolta. Sotto accusa, in particolare, "L'epopea di Sherik Bedrettin", dove Hikmet racconta la ribellione contadina del 1500 contro l'impero ottomano. L'analogia è evidente. Questo è l'ultimo libro divulgato in Turchia mentre Nazim Hikmet è in vita. Da questo momento su di lui è censura totale.

    È Pablo Neruda a raccontare come l'amico Hikmet viene trattato durante la sua prigionia: "Accusato di aver tentato di incitare l'esercito turco alla ribellione, Nazim è stato condannato alle punizioni più terribili. Mi ha detto che è stato costretto a camminare sul ponte di una nave fino a sentirsi troppo debole per rimanere in piedi, quindi lo hanno legato in una latrina dove gli escrementi arrivavano a mezzo metro sopra il pavimento... Il mio fratello poeta sente le sue forze mancare; resiste con orgoglio; comincia a cantare; all'inizio la sua voce è bassa, poi sempre più alta fino a urlare; canta tutte le canzoni, tutti i poemi d'amore che riesce a ricordare, i suoi stessi versi, le ballate d'amore dei contadini, gli inni di battaglia della gente comune; canta qualsiasi cosa che la sua mente ricordi; e così vince i suoi torturatori".

    Nel 1949, a Parigi, una commissione internazionale della quale fanno parte, tra gli altri, Pablo Picasso, Paul Robeson e Jean Paul Sartre, si batte per la liberazione di Hikmet. Nello stesso anno si forma il primo governo turco eletto democraticamente, e Hikmet viene nuovamente liberato in seguito ad un'amnistia generale. Non durerà a lungo: ben presto la sua persecuzione ricomincia più spietata che mai. Simone de Beavoir ricorda gli eventi di quei giorni: "Mi raccontò come nell'anno successivo alla sua liberazione subì due attentati, con le macchine, nelle vie di Istanbul. In seguito provarono a costringerlo a fare il servizio militare nella frontiera russa: aveva quasi 50 anni. Il dottore, un maggiore, gli disse: 'Mezz'ora in piedi sotto il sole e sei un uomo morto', ma io gli diede ugualmente un certificato di buona salute. Riuscì a scappare, di notte, attraverso il Bosforo, con un motoscafo. Voleva raggiungere la Bulgaria, ma era impossibile considerate le condizioni climatiche. Incontrò una nave da carico rumena, che non si fermò; la inseguì, nonostante la tempesta; dopo circa due ore si fermarono, senza però farlo salire a bordo. Il motore del motoscafo era ormai fuori uso; si considerava senza via di scampo. L'equipaggio della nave chiese istruzioni a Bucarest... Esausto, mezzo morto, Hikmet arrivò barcollando nella cabina del capitano, dove vide una sua enorme fotografia con la scritta 'Salvate Nazim Hikmet'. 'La parte più divertente', ricordava Nazim, 'fu che ero già libero da più di un anno'!".

    Nazim è costretto a espatriare a Mosca; tuttavia il governo turco nega il permesso alla moglie e al figlio di seguirlo. Durante il suo esilio ha il secondo attacco di cuore; nonostante le sue condizioni di salute continua a lavorare duramente, visitando non solo l'Europa dell'Est ma anche Roma, Parigi, L'Avana, Pechino. Privato della cittadinanza turca nel 1959, sceglie di diventare cittadino polacco; nello stesso anno si sposa per la terza volta.

    Muore a Mosca nel giugno del 1963, a causa dell'ennesimo attacco di cuore. Il giorno prima, sentendo forse la sua fine vicina, scrive la sua ultima poesia, dal titolo "Il mio funerale". In occasione del centenario della sua nascita, il governo turco, a seguito di una petizione firmata da oltre mezzo milione di cittadini, restituirà al grande poeta la cittadinanza che gli era stata negata.

    Il poeta turco attraverso i suoi versi parla di sè stesso, del suo Paese, dei valori in cui crede fermamente e per i quali ha combattuto; la sua vita è inscindibile dalla sua poesia. Eppure, nonostante i soprusi, le ingiustizie, le torture e le privazioni subite, dai suoi versi traspare una purezza lirica straordinaria, una volontà inarrestabile nel trasmettere i suoi ideali e una passione che vive nelle sue poesie d'amore di una bellezza sorprendente.

     

    E' l'alba

    È l'alba. S'illumina il mondo
    come l'acqua che lascia cadere sul fondo
    le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
    tu, mio amore, nel chiarore infinito di fronte a me.

    Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
    come vetro. Addentare la polpa candida e sana
    d'un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
    all'aspirare l'aria in un bosco di pini.

    Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
    se le nostre anime non si vedessero da lontano
    non saremmo così vicini, chi sa,
    se la sorte non ci avesse divisi.

    È così, mio usignolo, tra te e me
    c'è solo una differenza di grado:
    tu hai le ali e non puoi volare
    io ho le mani e non posso pensare.

    Finito, dirà un giorno madre Natura
    finito di ridere e piangere
    e sarà ancora la vita immensa
    che non vede non parla non pensa.

     

    Nazim Hikmet

    Alla vita

    La vita non è uno scherzo.
    Prendila sul serio
    come fa lo scoiattolo, ad esempio,
    senza aspettarti nulla
    dal di fuori o nell'aldilà.
    Non avrai altro da fare che vivere.

    La vita non è uno scherzo.
    Prendila sul serio
    ma sul serio a tal punto
    che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate
    o dentro un laboratorio
    col camice bianco e grandi occhiali,
    tu muoia affinché vivano gli altri uomini
    gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
    e morrai sapendo
    che nulla è più bello, più povero della vita.

    Prendila sul serio
    ma sul serio a tal punto
    che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
    non perché restino ai tuoi figli
    ma perché non crederai alla morte,
    pur temendola,
    e la vita peserà di più sulla bilancia.

     

    Nazim Hikmet

    SEI

    Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
    sei la mia carne che brucia
    come la nuda carne delle notti d'estate
    sei la mia patria
    tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
    tu, alta e vittoriosa
    sei la mia nostalgia
    di saperti inaccessibile
    nel momento stesso
    in cui ti afferro.

    Nazim Hikmet

    Sognami

    CHE QUESTA MIA CANZONE …. ARRIVI A TE
    TI PORTERà DOVE NIENTE E NESSUNO L’ASCOLTERà—
    LA CANTERò CON POCA VOCE… SUSSURRANDOtela
    e arriverà PRIMA CHE TU……TI ADDORMENTerai….

    E se…… mi sognerai
    Dal cielo cadrò-----
    E se …..domanderai….
    Da qui risponderò………
    E SE…… TRISTEZZA e vuoto AVRAI
    DA qui ………. cancellerò

    Sognami se nevica
    Sognami sono nuvola
    Sono vento e nostalgia
    Sono dove vai…..

    E se mi sognerai
    Quel viso riavrò…
    mai più..mai più quel piangere per me
    sorridi e riavrò……..

    Sognami se nevica
    Sognami sono nuvola
    Sono il tempo che consola
    Sono dove vai…..

    Rèves de moi amour perdu
    Rèves moi, s’il neigera
    Je suis vent et nostalgie
    Je suis où tu vas

    Sognami mancato amore
    La mia cASA è insieme a te
    Sono l’ombra che farai
    Sognami da li……….

    Il mio cuore è li….

     

     


    October 01

    Lampo di Trezeguet al 93°, Juve seconda

    Il posticipo della sesta giornata, il derby di Torino dice questo. I bianconeri si aggiudicano la stracittadina al minuto 93, segna il "solito" David Trezeguet che con un destro al volo batte Sereni sfruttando un intervento non perfetto di Dellafiore (fino ad allora il migliore dei suoi) su un rilancio di Almiron. La posizione di Trezeguet farà discutere, il francese è in fuorigioco sul lancio dell'argentino e il tocco di Dellafiore arriva dopo. Partita tecnicamente non esaltante, lo spettacolo non è un granché, ma in campo si lotta con grande grinta e voglia di vincere. Da questo punto di vista il derby non delude, ma si comincia male, malissimo.
    In campo grande agonismo, ma niente calcio spettacolo.
    Inizia forte la Juve che con Trezeguet, dopo 54 secondi, costringe Sereni in angolo. Gioca bene Palladino che Ranieri schiera come esterno destro e che mette in crisi Lanna arrivando più volte al tiro. Bene anche Del Piero che nel finale di tempo regala una grande azione, salta Natali e Corini, poi viene steso da un fallaccio di Comotto che meritava almeno il giallo. Il Torino, privo di Rosina, si affida a Ventola e Recoba, lasciati però un po' troppo soli lì davanti. Nella ripresa i granata crescono, al 2' Recoba impegna Buffon, poi ci prova anche Ventola di testa, ma senza fortuna. Al 41' ci prova Nedved che di destro calcia fuori da buona posizione, poi al 94' segna Trezeguet. Vince la Juve che vola al secondo posto e ad un solo punto dall'Inter. Beffa dura da mandar giù per il Torino che nel finale ha provato ad osare di più, a conquistare i tre punti e a centrare il colpaccio e che invece si è ritrovato sconfitto con un gol arrivato al 3' minuto di recupero e che farà discutere.