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January 30 Forse un mattino andando in un aria di vetro
Questo testo è stato definito da un nostro filosofo, Sergio Moravia, come "uno dei vertici della lirica non del Novecento italiano, ma della lirica dell'intero mondo d'Occidente". Forse questo apprezzamento appare in verità eccessivo, ma lo si può giustificare in quanto siamo di fronte a un testo poetico che ha un contenuto indubbiamente filosofico, quantunque espresso attraverso immagini anziché mediante concetti. Esso descrive infatti una rivelazione, una manifestazione improvvisa (epifania) del "nulla", del "vuoto", e dunque dell'assurdità dell'esistenza. Il futuro ipotetico ("Forse... vedrò") presenta il "miracolo" (cioè l'epifania del "nulla") come un possibile eppur straordinario evento, che infrange le leggi naturali. L'"aria di vetro" (cioè così tersa, limpida e secca da sembrare artificiale) indica infatti il carattere irreale di una simile esperienza. La scoperta o l'intuizione del "nulla", del "vuoto", è salutata dal poeta con favore (come "miracolo" appunto) perché corrisponde all'acquisizione della verità contrapposta all'"inganno consueto" (cioè all'apparente realtà delle cose); ma tale scoperta è anche sofferta come spaventosa vertigine: il "terrore di ubriaco" è infatti l'incertezza terrificante di chi ha perso ogni stabile punto di riferimento. Dopo la folgorazione - ma fittizie, come le immagini di un film proiettate "s'uno schermo" - tornano nuovamente a profilarsi le cose consuete della realtà, "alberi case colli". Ma appunto, se la vera realtà è il "nulla", gli oggetti dell'esperienza non sono che parvenze ingannevoli. Perciò, dopo la miracolosa esperienza, il poeta non può più tornare alla condizione abituale ma illusoria degli "uomini che non si voltano", cioè sono incapaci di porsi i grandi problemi metafisici e non possono, quindi, attingere alla consapevolezza del "nulla". Tale consapevolezza è per il poeta un privilegio, ma anche una condanna, perché lo obbliga alla solitudine e al silenzio ("me n'andrò zitto"), impossibilitato a svelare il suo "segreto" a chi non potrebbe intenderlo. Come ultima notazione, possiamo osservare che "gli uomini che non si voltano", nella loro indifferenza per tutto ciò che non è (o meglio, non appare) qui ed ora, richiamano fortemente l'"uomo che se ne va sicuro" di un altro celebre osso montaliano: Non chiederci la parola. Spesso il male di vivere ho incontrato
Eugenio Montale
Questo testo può essere additato come esemplare della poetica montaliana del correlativo oggettivo, cioè del rapporto che la parola stabilisce con gli oggetti da essa nominati. Il primo verso introduce, con un'espressione divenuta proverbiale ("male di vivere"), il male connaturato alla vita, secondo una concezione d'ascendenza leopardiana. Il movimento va dal soggetto alla realtà, dall'astratto al concreto: il poeta usa infatti un verbo ("ho incontrato") che materializza il concetto, personificandolo, cioè presentandolo quasi come una presenza reale e fisicamente tangibile. Negli altri tre versi della prima quartina, infatti, il "male di vivere" non viene evocato attraverso similitudini, in un senso metaforico o analogico, ma si identifica direttamente ("era", con ripresa anaforica) con gli oggetti che lo rappresentano, tratti rispettivamente dal regno animale, vegetale e animale: "il rivo", "la foglia", "il cavallo", colti in un momento di precarietà e dolore, come sottolineano gli aggettivi ad essi collegati: "strozzato", "riarsa", "stramazzato". Il malessere esistenziale del poeta prende dunque corpo nella realtà naturale. Ma dedichiamo un po' di atten- zione a queste tre immagini. Riferito a "rivo", "strozzato" significa impedito nel suo corso da qualche strettoia. Ma strozzato è evidentemente più violento che impedito per l'implicazione semantica antropomorfica. E allo stesso modo in "gorgoglia" traspare il lamento di una creatura viva. La foglia è "riarsa" (e perciò si accartoccia) dalla calura, dall'arsura, che rimanda al consueto tema montaliano dell'aridità esistenziale che si rispecchia, oggettivandosi, nella natura. Il cavallo è "stramazzato", cioè stroncato dalla fatica, un'esperienza tipicamente umana. Nella seconda quartina, in opposizione al "male di vivere" che si manifesta negli aspetti più comuni della natura, Montale afferma (ma senza condividere tale soluzione) che l'unico "bene" per l'uomo consiste nell'atteggiamento di "indifferenza" per tutto ciò che è segnato dal male e dal dolore. E tale "indifferenza" è detta "divina" perché è propria della divinità nella concezione stoica. l'apatheia, l'apatia, è propriamente l'indifferenza e addirittura il disprezzo delle emozioni, il distacco dal mondo. Perciò essa "schiude" (cioè permette, procura) il "prodigio" (il miracolo) dell'unico "bene" concesso all'uomo. Ai tre emblemi del "male" si contrappongono simmetricamente, nella seconda quartina, tre correlativi oggettivi di questa specie di "bene": "la statua", "la nuvola" e il "falco". Diverse, nelle tre immagini, sono le modalità dell'"indifferenza", in cui parrebbe (ma senz'altro no per Montale) consistere l'unico scampo al "male di vivere": la statua si caratterizza per la sua fredda, marmorea insensibilità; la nuvola e il falco perché si levano alti al di sopra della miseria del mondo. January 29 La Gelosia
La gelosia è un sentimento che parte dall'idea che ciò che io ho di più "caro" potrei, da un momento all'altro, perdere. Essa si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio. Entrambi i sentimenti pretendono l' "altro", vogliono la sua presenza in termini esclusivi e personali. Parlo di pretendere l'altro perchè lo si considera un "oggetto" piuttosto che un "soggetto".Spesso chi ne è affetto manifesta la sua gelosia in assenza di qualunque fatto, di qualunque circostanza che possa giustificare un vissuto del genere. Una doverosa premessa: bisogna distinguere fra gelosia "normale" e gelosia "patologica". La gelosia normale è inseparabile dal'amore per il partner, ed è sempre presente a livelli accettabili. Anzi se non ci fosse si potrebbe addirittura dubitare se è vero amore. Inoltre serve a far sentire l'amato veramente amato, perchè attraverso la gelosia manifestiamo la paura di perderlo. Invece parleremo di gelosia "patologica" quando essa assume le seguenti caratteristiche:
La gelosia, quella patologica è, dunque, il timore di perdere qualche cosa che si ritiene essenziale per il proprio benessere e che questo qualcosa, che si ritiene essenziale, altri possano impossessarsene. Essa si manifesta anche in assenza di qualsiasi motivo valido. Spesso proprio la gelosia è in alcuni casi la causa della rottura di una relazione. Anzi si teme tanto che una relazione possa finire che, senza volerlo, la si fà finire per davvero. La gelosia patologica prende origine da sospetti o circostanze infondate, affondando la sua vera natura in un'angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro nella realtà. Quest'angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si "costruisce" il "rivale" e le "prove d'infedeltà" e la realtà effettiva viene interpretata erroneamente. Tutto ciò può arrivare a dei veri e propri "deliri di gelosia" che spesso sono all'origine di veri e propri fatti di cronaca come i delitti passionali. La gelosia patologica, il più delle volte, affonda le sue origini nell'infanzia in una cattiva relazione che il geloso ha instaurato con i propri genitori. Quest'ultimi non hanno adeguatamente rinforzato il bambino nella fiducia per sè stesso e nell'autostima contribuendo così a determinare un adulto geloso perchè non conscio delle sue possibilità e del suo valore, profondamente insicuro. Ciò porta a pensare che il proprio partner potrebbe amare un altro perchè più degno, a non essere sicuro del suo amore. Ma la gelosia patologica può tradire anche un desiderio di possesso assoluto del partner. Ciò avviene, anche in questo caso, per una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto. C'è la presenza di un'affettività che non ha trovato correspensione durante l'infanzia, e si pensa di riscattarla da adulti, attraverso il possesso assoluto dell'altro. Da questo breve escursus si può affermare che gelosia e dipendenza affettiva sono le due facce di una stessa medaglia. Se è presente l'una è molto probabile che sia presente anche l'altra. Rispetto e ConsiderazioneAlla base delle relazioni umane ci sono:
il "RISPETTO" e la "CONSIDERAZIONE",
se non si capisce questo non si è capito nulla...... January 27 Eppure sentire (Un senso di te)![]() A un passo dal possibile A un passo da te Paura di decidere Paura di me Di tutto quello che non so Di tutto quello che non ho Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto - c'è Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio - c'è un senso di te mmm...mmm...mmm...mmm... C'è un senso di te mmm...mmm...mmm...mmm... Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto - c'è Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio - c'è Un senso di te mmm...mmm...mmm...mmm... C'è un senso di te mmm...mmm...mmm...mmm... Un senso di te mmm...mmm...mmm...mmm... C'è un senso di te January 26 Due passi dentro ...me
Ci sono momenti in cui sento un vuoto straziante dentro, un vuoto che solo l’amore può colmare. Indifferenza
Allo specchio
January 25 Verrà la morte e avrà i tuoi occhi Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti. Cesare Pavese January 23 Gli uomini sono tutti dei Pinocchio...
“Vi sono le bugie che hanno le gambe corte e le bugie che hanno il naso lungo: la tua appunto è una di quelle che hanno il naso lungo”Così disse la fatina a Pinocchio, il burattino con il naso “allungabile” in proporzione alle bugie dette, ormai divenuto simbolo del “bugiardo” per eccellenza. Ed è un vero peccato che questa fatina non sia vicino ad un uomo ogni qualvolta dice una bugia. E non utilizzo a caso il termine “uomo”. E’, infatti, proprio all’uomo che spetta il titolo di “Pinocchio” mentre alla donna va la fascetta di “migliore” bugiarda. Secondo una ricerca commissionata dalla WDK,gli uomini mentirebbero cinque volte al giorno mentre le donne “soltanto” tre. I maschietti sarebbero pronti ad inventare qualsiasi cosa per nascondere alla propria partner che hanno flirtato con un’altra (circa il 29% è stato un PInocchio doc in questo) ma saprebbero improvvisare qualcosa anche per rassicurarla sul suo aspetto fisico o inventare una scusa per recarsi allo stadio o a divertirsi con gli amici. Le donne invece non dicono mai quanto pesano, mentono sulla quantità di alcool assunta durante una serata con le amiche, non rivelano la cifra esatta che hanno speso per comprare un abito (e forse questo è un bene!) ma sono abili ingannatrici se si tratta di rifiutare un appuntamento: le opzioni tra le quali possono spaziare sono molte, compreso “Ti vedo solo come un amico”, “Sono appena uscita da una storia importante”, “Scusa ma avevo perso il tuo numero” (quando ovviamente tutto ciò non ha nulla di vero). Secondo la ricerca esistono poi le bugie “bianche”, quelle pulite, quelle dette per non offendere, per non urtare il sentimento altrui: come quando vediamo una nostra amica in un paio di jeans, pagati una fortuna, che le stanno orribilmente ma, mentendo, le diciamo che le stanno d’incanto. E la bugia più abusata? “Va tutto bene”, che va bene per tutti i contesti e che viene scelta per tagliare corto conversazioni di ogni genere. E la bugia più squallida? Quella che ovviamente riguarda il tradimento: è una bugia che grava nelle coscienze di chi ha compiuto il misfatto e che può tingersi di diversi colori, secondo l’inventiva e l’originalità di chi tradisce. Di fronte all‘enorme quantità di bugie che ogni anno i due sessi raccontano in media (circa 1.460 bugie a testa), Pinocchio si sentirebbe un innocente. E forse, per una volta, la fatina potrebbe punire noi. Non resta, quindi, che scegliere: gambe corte o naso lungo? Non basta...
NON BASTA SEMPLICEMENTE UN "MI DISPIACE" PER GIUSTIFICARE DEGLI ERRORI..... January 22 Indifferenza Sono molte le atrocità
nel mondo e moltissimi i pericoli: Ma di una cosa
sono certo: il male peggiore è l’indifferenza. Il contrario dell’amore
non è l’odio, ma l’indifferenza; il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza; il contrario dell’intelligenza non è la stupidità, ma l’indifferenza. E’ contro di essa che bisogna
combattere con tutte le proprie forze. E per farlo un’arma esiste: l’educazione. Bisogna praticarla. diffonderla, condividerla, esercitarla sempre e dovunque. Non arrendersi mai”. Elie Wiesel premio Nobel per la pace 1986
January 20 Piccole cose...![]() Bastano....
piccole cose
per far nascere
un raggio di luce E non sai...E non sai quanto bene ti ho dato....
E non sai quanto amore sprecato....
Aspettando che tu ti accorgessi di me....
![]() Cuffaro dimettiti: sei il disonore della Sicilia
Il Pmli, a cominciare dai marxisti-leninisti siciliani, chiede con forza le dimissioni del governatore siciliano Salvatore Cuffaro dell'UdC. Dopo la condanna a 5 anni di reclusione - si legge in una nota - e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per aver rivelato notizie riservate riguardanti un boss mafioso, non puo' stare un giorno di piu' a Palazzo d'Orleans. Per quanto cerchi di minimizzare la pesante condanna ricevuta, si tratta di una sentenza che stabilisce, senza ombra di dubbio, che il governatore e' colluso con la mafia. Anche se i giudici avrebbero potuto andare piu' a fondo nella sentenza, riconoscendo il reato del favoreggiamento aggravato, richiesto dai pubblici ministeri, per smascherarlo completamente. Va anche detto - prosegue la nota - che Cuffaro e' tutt'ora sotto inchiesta per il reato di associazione mafiosa. Per questi motivi, e anche perche' ha mancato alla parola che si sarebbe dimesso se fosse stato condannato, e per i siciliani onesti la parola data e' sacra, egli non ha dignita' e onore ed e' indegno di essere il capo del governo siciliano. Il Pmli denuncia il giudizio equilibrista e opportunista di Prodi che, cercando di non inimicarsi ad un tempo la magistratura e Cuffaro, finisce col coprire quest'ultimo e col fare un favore alla mafia. Questa posizione del premier conferma che e' in atto un tentativo congiunto da parte del governo e della Casa del fascio tendente ad assoggettare la magistratura all'esecutivo, e gia' si parla di una nuova "riforma" di stampo piduista della giustizia per legare definitivamente le mani ai magistrati che indagano a tutto campo, da Mastella a Berlusconi a Bassolino e allo stesso Prodi. Il Pmli appoggia le manifestazioni di piazza spontanee che sono in atto a Palermo per mandare via Cuffaro e lancia un appello a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali, religiose antimafiose, antifasciste e democratiche a unirsi per chiedere le dimissioni di Cuffaro, che e' il disonore della Sicilia. Intanto i partiti antimafiosi che condividono la sentenza di colpevolezza di Cuffaro escano dal parlamento siciliano. January 17 Forse alla vita...![]() Forse è la vita.
Forse, non so. Forse è la vita quel complicarsi di cose che non hanno ragion d'essere, l'identità ricercata, l'umanità di un sorriso ch'abbiamo, perduto sul volto. Forse è la solitudine l'abrasa cicatrice ch' uomini e dei deporranno per noi. Forse è il rispetto di questo silenzio ch'è un rumore, e diviene,e assorda. Forse è una notte che mai sarà più bella di questo cielo. Forse è la mia vita l'accadere, quel complicarsi di cose di cui piango e rido come se nulla fosse. Forse. Ma intanto, respiro. Ovunque sei
Ovunque sei, che importa se ingovernato tutto conflagra e nulla intendo di questo infinito eretto ad uomini eruditi, che importa. Alla fine lo stolto è a lacerarsi, ma a ritrovarsi in gola una regola cosmica. Poi, più nulla importa. Ovunque sei, tu sarai ogni universo, e d’ogni universo la più dolce geometria. Ovunque sei, foglierà per te uno stolto insiemi d’archi notturni ed ogni cometa come sempre svelerà un approdo, luce della tua bocca. January 16 Cos'è l'amicizia?
L’AMICIZIA,che cos’è l’amicizia?Provate a chiedere a qualcuno che cos’è l’amicizia o chiedetevelo a voi stessi. Decine,se non centinaia di poeti e scrittori si sono scervellati sull’argomento ma senza mai trovare una risposta definitiva,universale,che possa accontentare tutti. C’è chi vi dirà che l’amicizia non esiste,che le persone ti sono amiche solo perché gli conviene;c’è chi ti dirà che nella vita hai solo tre,al massimo quattro amici,fra cui ci sono mamma e papà;c’è chi ti dirà che è circondato da amici e che per lui chiunque è gentile e simpatico può essere considerato un amico.Amico:una delle parole più vecchie che si siano mai sentite su questa piccola terra,capace di esprimere in sole cinque lettere uno dei sentimenti più grandi,necessari,se non fondamentali per una esistenza serena.Alzi la mano chi non ha un amico/a ,un amico con cui confidarsi,con cui esprimere le nostre emozioni,con cui sfogarci quando abbiamo dei problemi,sia che siano cavolate sia che siano gravissimi.Chi non ha un amico è una persona a cui mancherà sempre qualcosa ,non lo sa nemmeno lui che cos’è,ma sa che gli manca qualcosa.Un amico,un vero amico,è una persona con cui estraniarsi dal solito tram tram quotidiano,è una persona con cui confidarsi,è una persona con cui farsi una bevuta o andare in un pub,è una persona con cui esci e riesci a divertirti senza fare niente di particolare,magari passeggiando semplicemente alla ricerca di una meta.Con l’amico hai bisogno di parlare,di confrontarti,anche di litigare,perché un rapporto di vera amicizia,o di qualunque genere, senza qualche confronto acceso non è vero,perché una persona che dici sempre di si o sempre di no non è coerente e corretta nei suoi confronti,perché non segue la sua volontà e cerca di assecondare un secondo individuo,ma soprattutto nei confronti dell’amico che,anche senza volerlo,prende in giro mascherando la sua vera identità.L’amicizia è un sentimenti difficile da trovare,ma ancor di più da raggiungere;poche persone ti saranno per tutta la vita amici,e queste persone sono come dei fiori,da coltivare,innaffiare,curare in modo che il fiore non appasisca. Quante persone rovinano le loro amicizie,in alcuni casi anche le loro vite,per testardaggine,perché magari non vogliono dire di si una volta di troppo o perché sono stati assenti nel momento del bisogno.Troppe volte succede,e quando ci si accorge del proprio errore ormai è troppo tardi per tornare indietro.Un’altra domanda da porsi è dove è l’amicizia?Un amico è molto raro e non è da confondere con le numerose persone che ci circondano:conosco tantissime persone e fra questi con almeno la meta scherzo,parlo o ci sono uscito almeno una volta;questo non vuol dire che sono tutti miei amici,anzi,più una persona si conosce più vengono a galla i difetti di quest’ ultima che magari possono allontanare o tenere a una certa distanza il rapporto con una persona.Molte persone confondono lo stare insieme con qualcuno con l’amicizia,che è diverso,una specie di patto che ti lega ad una persona,una cosa troppo importante per nascere dopo poco tempo,io stesso non riesco a dire se sono un amico,un vero amico,disposto a sacrificarmi per qualcuno senza un tornaconto,nei confronti di alcuni compagni che ormai conosco da anni,da quando portavamo i pannolini o giù di lì.Le persone sono come le foglie e tu sei l’albero:d’estate sono tutte belle rigogliose sopra l’albero,ma quando arriva l’inverno solo poche restano,le più cadono,e anche quelle che restano si deteriorano,ma quando arriva l’estate tornano più smaglianti che mai.Solo le persone più vicine resistono nei momenti di difficoltà,ma una volta superata la crisi queste persone che ti sono rimaste vicine diventano amici,solo allora.Ma forse ho dimenticato la domanda più importante,l’amicizia esiste?Io credo di si,almeno voglio crederci,magari la vita mi smentirà o confermerà quello che penso oggi,ma io voglio crederci.Voglio crederci perché senza amicizia non si può vivere,perché è necessario avere qualcuno con cui confidarsi nel momento del bisogno. L’amico può essere chiunque,anche un genitore,perché no?L’importante è che si crea un legame che non inciti al primeggiare sull’altro,o all’invidia,ma all’aiutarsi.Voglio crederci e spero di incontrare quelle persone,so già che saranno poche,che magari vedrò solo per pochi anni o per tutta la vita,ma che so già che lasceranno in me qualcosa di profondo che non scorderò mai.Penso sia giusto concludere con chi trova un amico trova un tesoro,ma purtroppo spesso oggi giorno spesso si tiene il tesoro e molla l’amico.
L’Amicizia è:
1) Condivisione di segreti e complicità 2) Affinità di natura e comunanza di ispirazioni 3) Passare insieme dei momenti unici 4) Condividere un giocattolo 5) Fiducia e intesa reciproca 6) Potersi rilassare e lasciarsi andare 7) Poter sempre e comunque contare sull’altro 8) Un sorriso al momento giusto 9) Parlare lo stesso linguaggio 10) Capirsi con uno sguardo January 14 Cos'è l' Innamoramento?
L’amore è un fenomeno complesso e diversificato, oggetto di studio di poeti, psicologi, sociologi e, perché no, interesse costante di tutti noi! A chi non è capitato di innamorarsi, di aspettare per ore lo squillo del telefono, di sentire il cuore battere all’impazzata? Ma come nasce l’amore? Perché ci innamoriamo? La scelta del partner è spesso un mistero. Alcuni autori pensano che sia dovuta a dei movimenti inconsci che risalgono a rapporti infantili con i nostri genitori, l’innamoramento sarebbe quindi un incontro e nello stesso tempo un addio: è l’incontro che segna l’inizio di un nuovo cammino, è l’addio della storia che abbiamo condiviso con i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri amici, tutti loro ora troveranno un nuovo significato. Ogni volta che sentiamo di provare un’attrazione verso qualcuno, siamo spinti da una motivazione interna che ci spinge a trovare un uomo, una donna che riesca a colmare i nostri vuoti, le nostre mancanze, i nostri bisogni. L’origine dell’amore va ricercata nella solitudine e nella separazione: Fromm scrive “ essere soli significa essere indifesi, incapaci di penetrare attivamente nel mondo che ci circonda, significa che il mondo può accerchiarci senza che abbiamo la possibilità di reagire. Il bisogno più profondo dell’uomo è quello di fuggire dalla prigione della propria solitudine” Secondo molti l’innamoramento costituirebbe, invece, una risposta a diverse frustrazioni, per cui l’attaccamento alla persona amata, la sua idealizzazione sono tanto più forti, quanto più grande è la deprivazione. Alberoni ritiene che l’innamoramento nasca da uno stato di profonda insoddisfazione, dalla sensazione di non essere e di non avere nulla di veramente importante. L’ innamoramento è un processo della stessa natura della conversione religiosa o politica. Noi ci innamoriamo quando siamo pronti a mutare, quando i tentativi di salvare le nostre relazioni amorose precedenti sono falliti. Allora avviene in noi un rapido processo di destrutturazione-ristrutturazione chiamato stato nascente. La precedente relazione va in pezzi e noi ricostruiamo il nostro mondo e il nostro futuro facendo perno sulla persona amata. Nello stato nascente l'individuo diventa capace di fondersi con un altra persona e creare una nuova collettività ad altissima solidarietà. Di qui la celebre definizione: l'innamoramento è lo stato nascente di un movimento collettivo formato da due sole persone. Tanti sono i sentimenti il vissuto dell’innamoramento, gioie e tormenti, certezze e dubbi, la stessa gelosia che, da un lato porta grandi sofferenze e dall’altro è vista come una prova d’amore. Tipicamente l’amore nasce dall’innamoramento. La prima esperienza dell’amare ha il carattere dell’evento subitaneo, spontaneo ed estatico. È un accadimento che improvvisamente sorprende, all’insaputa dello stesso interessato, che si trova coinvolto in una situazione nuova, in cui gioca un ruolo primario la spontaneità attraente del rapporto L’innamoramento si distingue dall’amore per la tumultuosità e l’intensità dei sentimenti. L’altro è idealizzato, è la persona che abbiamo sempre cercato, sembra non avere nessun difetto, è perfetto. In realtà è un sentimento narcisista, perché in fondo si ama solamente se stessi, proiettiando sulla persona che ci piace i nostri desideri, le nostre aspirazioni,vediamo soltanto quello che ci piace vedere. Cerchiamo la simbiosi, tentiamo di essere una persona sola, a volte ci isoliamo dal gruppo degli amici per vivere come in un sogno la forza della nostra passione. Spesso si ha la sensazione di non poter verbalizzare quello che si prova, si ha la sensazione di essere in preda alla passione. La persona amata diventa il centro intorno a cui si struttura tutta la nostra vita, riempie lo spazio dei nostri pensieri. C’è anche l’incessante bisogno di essere rassicurato da parte dell’altro, che si colma attraverso i continui regali, le telefonate fiume, gli incontri fugaci. Nell'innamoramento la persona amata viene trasfigurata perché ciascuno diventa il capo carismatico dell'altro. Il processo di fusione, però, è sempre bilanciato dal desiderio di affermare se stesso. Questo conflitto dà al processo amoroso un carattere drammatico e passionale. Se i due innamorati non riescono a creare un progetto comune il processo amoroso può naufragare. Quando l’innamoramento finisce, spesso si ha la fine di ogni rapporto provocando una grandissima sofferenza ed un insopportabile senso di abbandono, di solitudine, di vuoto e di delusione. Altre volte la fine di un innamoramento non provoca sofferenza, in quanto ci si rende conto dei vari aspetti dell’altra persona, della sua realtà. Finalmente si guarda l’altro con obiettività, si riconoscono i suoi difetti e ci sorprendiamo nel notare che quelle piccole imperfezioni in fondo ci piacciono, perché lo rendono unico ed insostituibile. E’ l’inizio dell’amore, un amore non più fondato sull’idealizzazione della persona amata, ma sulla presa di coscienza e sull’accettazione dell’altro, un amore non caratterizzato da una passiva simbiosi, ma da uno sviluppo e da una piena espressione della personalità di entrambi. Ecco allora che non si ama più l’immagine, si ama la persona e forse la si amerà per sempre. Per poter vivere, l’amore deve essere costruito ed alimentato, perché non è fatto solo di sentimento, di sensazioni, ma anche di volontà e di impegno, è come una pianta che ogni giorno deve essere innaffiata per poter dare i suoi frutti. I sentimenti travolgenti dell’innamoramento diventano più profondi e più tenui, l’amore adempie a quella promessa di eternità che l’innamoramento non può dare, in quanto il rapporto con l’amore non è più illusorio, ma reale. Mentre l’innamoramento è la fusione di due momenti, l’amore è la sintesi di due storie di vita.Il suo carattere attivo può essere sintetizzato nel fatto che amore è soprattutto “dare” e non ricevere. Una persona dà se stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita. Ciò non significa che sacrifica la sua vita per l’altra, ma le dà ciò che di più vivo ha in sé, le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza ,tutte le espressioni, le manifestazioni di ciò che ha di più vitale. Dare significa anche fare dell’altra persona un essere che dà ed entrambi sentono la gioia di sentirsi vivi. Per Fromm le componenti principali dell’amore sono la premura, la responsabilità, il rispetto, la conoscenza e la libertà. L’amore non è solo un sentimento è una scelta, una promessa, un impegno, un atto di volontà. Inoltre condizione prima per la capacità d’amare è la capacità di stare soli,: se io sono attaccato ad una persona perché non sono capace di reggermi in piedi, lui o lei può essere un salvagente, ma il rapporto non è un rapporto d’amore, è un rapporto immaturo che dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”, mentre un amore maturo dice: ”Ho bisogno di te perché ti amo”. Una modalità matura d’amore nasce anche dalla capacità di vivere la dimensione solitaria dell’esperienza, l’unica che garantisce che l’amore è una scelta libera e non il rifugio che ci permette di sfuggire alla solitudine L’amore è un’esperienza che disorienta , è la congiunzione psichica di due poli scissi, di due anime.. Ogni essere ha una sua vita, una luce a cui tendere, ogni amore è unico, individuale ed irripetibile. Se si ha paura di amare, di rimanere imprigionati in una ragnatela troppo fitta, se le parole non arrivano alle labbra, ma si fermano in fondo al cuore, ricordiamoci quello che dice Prèvert: “amano davvero quelli che tremano a dire TI AMO”.
January 13 L'albero degli amici
Nelle nostre vite esistono persone che ci rendono felici per la semplice casualità Poi vengono gli amici fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio
Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
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